Correnti galvaniche e anodi sacrificali: facciamo chiarezza

Ormai la maggior parte degli armatori è consapevole che per la propria barca, la migliore protezione dalla corrosione dei pezzi metallici che la compongono (gruppo poppiero del motore, linea d’asse, elica, telaio di poppa, agugliotti, scafo, ecc…) sono gli anodi sacrificali.

Ma perché i pezzi metallici si corrodono?

Per renderla semplice potremmo dire che: tra due metalli a contatto immersi nell’acqua, “il più debole” tende a corrodersi. Ma su cosa si basa questa affermazione?

Responsabili della corrosione sono le correnti galvaniche, una reazione elettrochimica che si crea tra due metalli di diverso potenziale elettrico (alluminio – acciaio; bronzo – alluminio ecc.) immersi in un elettrolita e collegati fra loro. L’elettrolita in questione è l’acqua di mare.

Il metallo con minor potenziale elettrico (quello che costituisce, per esempio, l’elica) si consuma, si scioglie nell’elettrolita, mentre il metallo con il potenziale maggiore (quello dei componenti interni del piede, in acciaio) rimane intatto. L’intensità delle correnti galvaniche può essere maggiore o minore e quindi creare danni diversi.

La loro intensità dipende:
 A) dal potenziale dei due metalli: maggiore è la differenza di potenziale, maggiore sarà la corrente;
B) dalla temperatura dell’ambiente: maggiore è la temperatura, maggiore sarà la corrente;
C) dalla salinità dell’acqua: più questa è salata più conduce;
D) dal rapporto di massa dei due metalli: se l’anodo, ovvero il metallo a minore potenziale, quello che viene corroso, è molto più piccolo del catodo, il metallo a potenziale maggiore, la corrente sarà più intensa e l’anodo si consumerà più rapidamente.

Il metodo migliore per proteggere l’imbarcazione dalle correnti galvaniche sono gli anodi sacrificali; blocchi di metallo (zinco, alluminio e magnesio) da installare nei punti più critici, composti di materiale meno resistente rispetto al punto da proteggere e proprio per questo si consumano per primi preservando i materiali che compongono motore, trasmissioni o l’imbrcazione.

Sfatiamo subito il mito che gli anodi debbano essere obbligatoriamente di zinco ma la scelta del materiale va fatta in base alla natura dell’acqua in cui l’imbarcazione è immersa.

In acque salate vengono utilizzati gli anodi di zinco o alluminio mentre in quelle dolci, sicuramente meno conduttive, si utilizzano anodi in magnesio.

Si preferiscono anodi in alluminio e magnesio perché sono privi di cadmio quindi non danneggiano l’ambiente e sono più puri, pesano meno di quelli di zinco, hanno un rendimento migliore in acqua dolce (magnesio) e sembrano esser più facili da installare.

E’ molto importante controllare periodicamente il grado di corrosione degli anodi (un’usura rapida – meno di 3 mesi – è anormale) e comunque cambiarli ogni anno soprattutto se rimangono continuamente immersi nell’acqua. Importante è non applicarvi mai vernici poiché il mancato contatto tra  metalli da proteggere li renderebbero totalmente inefficaci.

Infine un anodo deve logorarsi. Più si è consumato, meglio la barca è stata protetta. Se è intatto dopo un anno, è perché non ha fatto il suo lavoro e altre attrezzature nelle barca potrebbero essere state danneggiate.

Lascia un commento